Una terra antica, nel cuore dell'Umbria

Ci sono luoghi che non rappresentano soltanto un punto geografico,
ma sono depositari di una storia e del lavoro delle generazioni che li hanno abitati.

Tra questi luoghi simbolo ci sono le Terre Arnolfe.

Oggi il nome identifica una parte dell’Umbria meridionale, tra Terni, Narni e Spoleto,
ai piedi e lungo i rilievi dei Monti Martani.

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Nel Medioevo indicava un territorio composto da castelli e piccoli centri.
Il nome deriva da Arnolfo, un antico signore del territorio, ricordato dalle fonti medievali come appartenente alla nobiltà di origine germanica legata al Ducato di Spoleto.

Le prime vicende documentate delle Terre Arnolfe risalgono all’inizio dell’XI secolo, quando i territori compresi fra Terni, Narni e Spoleto entrarono in una nuova configurazione politica in seguito agli accordi tra l’imperatore Enrico II e il papato.

Con l’espressione giuridico-amministrativa “TERRAS SPECIALIS COMMISSIONIS ARNULFORUM” contenuta bolla pontificia di Papa Niccolò III del 1289, sottolineava lo status amministrativo speciale e autonomo di cui godevano questi borghi rispetto alle grandi città vicine.

 

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manoscritto 2

“… in Marchia Anconitana, Provincia Romaniole, Ducatu Spoletano, Terra Arnulforum, Patrimonio Beati Petri in Tuscia …”
«… nella Marca di Ancona, nella provincia di Romagna, nel Ducato di Spoleto, nelle Terre Arnolfe, nel Patrimonio di San Pietro in Tuscia …»

Il testo è tratto dalla bolla pontificia Celestis altitudo potentie di papa Niccolò IV, emanato a Rieti il 18 luglio 1289. Il documento disciplina la ripartizione delle rendite della Chiesa tra la Camera pontificia e i cardinali

 «… illarumque terras et loca, ac terras specialis commissionis Arnulforum cum pertinentiis, iuribus et utilitatibus universis …»


«… e le relative terre e località, nonché le Terre degli Arnolfi sottoposte a speciale commissione, con tutte le loro pertinenze, i diritti e le utilità …»

manoscritto 3

Nel primo Quattrocento, dopo le turbolenze del Grande Scisma, papa Martino V avviò la ricostruzione dell’autorità pontificia nell’Italia centrale, in un periodo segnato da occupazioni e contese territoriali. Nella Bulla in Coena Domini le Terre Arnolfe compaiono con la denominazione «Terras specialis commissionis Arnulforum», riconoscendone il particolare status amministrativo tra i domini della Chiesa e tutelandole contro usurpazioni e occupazioni.

Per secoli, dunque, parlare di Terre Arnolfe significò parlare di un territorio unico, ma anche di una comunità raccolta attorno a una storia comune.

Nel cuore delle Terre Arnolfe

Tra i luoghi legati a questa antica organizzazione territoriale c’è Acquasparta, attorno alla quale si incontrano ancora oggi piccoli borghi, castelli, boschi e paesaggi agricoli che conservano le tracce di quella storia.

Qui, nei secoli, si sono incontrate strade, persone, commerci, pellegrini e attività legate alla vita rurale.
È un paesaggio nel quale il rapporto con la terra non è mai stato soltanto economico, ma è stato soprattutto un modo di vivere.

È proprio grazie a questo rapporto con la terra e con i suoi prodotti che la storia delle Terre Arnolfe incontra la nostra.

Una terra che è identità

Le Terre Arnolfe medievali non esistono più come istituzione politica, ma il territorio conserva ancora il loro nome e, soprattutto, conserva molti dei caratteri che hanno attraversato i secoli: i borghi, i percorsi, i campi, i boschi e il rapporto profondo tra le comunità e il paesaggio.

Oggi quel nome torna a vivere attraverso un’azienda agricola che ha scelto di farne la propria identità.

Terre Arnolfe
Terre Arnolfe

La terra che coltiviamo

Dietro questo nome non vediamo soltanto una denominazione geografica, vediamo la terra che coltiviamo, il grano, i legumi, i campi che cambiano con le stagioni, il lavoro quotidiano e la trasformazione delle materie prime.

Vediamo, inoltre, la possibilità di recuperare colture antiche e riportarle sulla tavola di oggi.

E vediamo anche il valore di produrre in un luogo preciso, conoscendone la storia e rispettandone il ritmo.

Desideriamo custodire qualcosa che viene da lontano e portarlo nel presente, per proseguire, attraverso il nostro lavoro, una storia che appartiene a questa terra da più di mille anni.

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