il mulino

Il nostro mulino, nella sua forma attuale, nasce nel 2023.
Il suo cuore, però, ha più di un secolo.

Al centro del Mulino delle Terre Arnolfe ci sono infatti due antiche macine risalenti alla fine dell’Ottocento, originariamente appartenute a un vecchio mulino ad acqua. Sono state recuperate e restaurate per tornare a svolgere il lavoro per cui erano state costruite: macinare il grano.

 

Avremmo potuto scegliere un impianto moderno, ma abbiamo voluto recuperare qualcosa che apparteneva già alla storia di questa terra.

Macinare a pietra significa far passare il chicco tra due pietre, una fissa e una in movimento, regolando con attenzione la distanza tra loro.

È un processo che può sembrare semplice, ma che richiede esperienza e sensibilità. La regolazione della macina è fondamentale per accompagnare il cereale durante la lavorazione e ottenere una farina che conservi il più possibile le caratteristiche del chicco.

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le farine

i nostri grani

Nel nostro mulino lavoriamo i cereali destinati alle nostre farine, tra cui Verna e Senatore Cappelli, due varietà storiche che abbiamo scelto per la loro identità e per le caratteristiche che esprimono.

Il Verna, grano tenero, dà origine a farine con caratteristiche diverse rispetto alle moderne farine ad alta forza.

Il Senatore Cappelli, grano duro storico italiano, rappresenta invece una varietà profondamente legata alla tradizione cerealicola italiana.

farina terre arnolfe

Una scelta tra passato e futuro

Il recupero delle macine non è stato un gesto nostalgico.

È stata una scelta precisa: riportare in funzione strumenti antichi e inserirli in un sistema produttivo contemporaneo.

Le nostre macine, nate oltre un secolo fa, oggi continuano a lavorare il cereale, ma lo fanno utilizzando anche energia prodotta dal sole. È questo, per noi, il significato più concreto di innovazione: non sostituire necessariamente ciò che appartiene al passato, ma trovare il modo di farlo vivere nel presente.

Una macina in pietra non è una superficie semplicemente liscia.

Le sue facce lavoranti sono caratterizzate da canali e scanalature disposti secondo un preciso disegno, indispensabili per accompagnare il cereale durante la macinazione, favorire la frantumazione del chicco e agevolare l’allontanamento del prodotto verso l’esterno.

Con il lavoro e l’attrito, la superficie della pietra tende progressivamente a consumarsi e a perdere il proprio profilo. È allora che interviene la rabbigliatura, l’antica operazione di manutenzione attraverso la quale i canali della macina vengono nuovamente incisi e la superficie lavorante viene ravvivata e riportata alle condizioni necessarie per una corretta molitura.

È un’operazione manuale che richiede precisione, esperienza e conoscenza della pietra. Tradizionalmente viene eseguita con appositi martelli e utensili da battitura, intervenendo direttamente sulla superficie della macina per ricostruirne il disegno e restituirle il necessario “mordente”.

L'arte della rabbigliatura

rabbigliatura

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