Tra la Grande Guerra e l’annessione a Terni.
Nel frattempo,il bagno di sangue tanto esaltato da una parte dell’opinione pubblica era arrivato a Cesi, che contribuì allo sforzo bellico inviando quasi tutti i suoi giovani al fronte,molti dei quali non fecero più ritorno alle loro case. Nell’anno 1917 la popolazione residente di Cesi e delle sue frazioni era di 3789 abitanti, nel corso dell’anno erano avvenute 78 nascite e vi erano stati 76 decessi.
E’ questo, piu’ o meno, la popolazione che accoglie con un sospiro di sollievo la fine della guerra e che nelle elezioni politiche del 1919 contribuiva ad ingrossare le fila del Partito Socialista ed a far nascere una nuova formazione politica, il Partito Popolare Italiano (cattolico). Ma un’altra formazione politica si affaccia sulla scena Italiana, per la prima volta, alle elezioni del 19’, il Partito Fascista che ottiene solo 4000 voti e nessun seggio, alle elezioni del 21’, riuscirono a far eleggere ben trenta deputati, tra cui lo stesso Mussolini. Nello stesso anno le cronache nazionali videro lo scisma di Livorno del PSI, ove l’ala comunista si scinde con a capo il giovane Antonio Gramsci, sarà però il 1922 l’anno decisivo per l’Italia,quando Vittorio Emanuele III, in seguito alla marcia su Roma, offre a Mussolini il 28 ottobre, l’incarico di formare il nuovo governo.Nella stessa giornata giungerà al Sindaco di Cesi, Gaetano Liberotti, il seguente telegramma “Per intelligenza ti comunico la circolare inviata a tutti i Commissari Regi e Prefettizi e ai Sindaci nonchè alle Sottoprefetture dal Quadrunvirato fascista che questa sera ha preso possesso della Prefettura dell’Umbria in nome dell’Italia e del Re-Alala’”. Quindi con questo anche il Municipio di Cesi si avviava alla Mobilitazione della gente, ad affiggere manifesti, a far pulire strade, ed imbandierare ed illuminare i palazzi privati e pubblici, con la forza si cerca di mascherare una sostanza che, almeno per Cesi, e’ rimasta immutata. Nel settembre del 1924, viene pubblicata la tabella della popolazione residente o legale, censita nei singoli Comuni del Regno al 1 dicembre 1921, secondo questa statistica, sicuramente più attendibile di quella del 1917, Cesi contava 3.353 abitanti, Terni aveva raggiunto le 34.490 unità, Narni 14.028, Papigno 4567, San Gemini non arrivava invece alle 2500 mentre Piediluco ne contava 1353. Saranno questi gli ultimi atti e gli episodi finali di Cesi, prima piccola capitale dell’Umbria, poi autonomo Comune del Regno d’Italia, con l’ascesa del Fascismo si cerca di rendere Terni capoluogo di una seconda Provincia dell’Umbria, ciò aveva come scopo la fascistizzazione di una città operaia, che aveva agli inizi del movimento avuto un’avversa reazione .Da qui l’intensificarsi delle iniziative per ampliare il territorio di Terni, il moltiplicarsi degli incontri, la ricerca di mediazione per tacitare di Perugia, Orvieto e di Norcia che per motivi diversi osteggiavano l’operazione,il 6 dicembre 1926, quando ormai le pratiche burocratiche ed amministrative dell’Unione dei piccoli Comuni limitrofi erano state affrontate, Mussolini, invia al Sindaco di Terni, un telegramma con il quale informa tutta la cittadinanza “Che su mia proposta al Governo ho deciso di elevare il Comune di Terni alla dignità di Capoluogo di Provincia.”.La decisione si concretizza sul piano legislativo con il R.D. del 2 gennaio 1927,il quale all’Art.1 istituisce la Provincia di Terni, all’Art.4, stabilisce che “I Comuni di Cesi, Collescipoli, Collestatte, Papigno, Piediluco, Stroncone, Torre Orsina sono uniti al Comune di Terni”.
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