Sottomissione a Todi.
Nel 1310, alla discesa di Arrigo VII in Italia per pacificare le lotte indestine tra opposte fazioni, l’Umbria restera’ divisa in due parti: Todi, Narni, Amelia, Spoleto e San Gemini si schiereranno con l’Imperatore, mentre,Perugia, Gubbio, Assisi, Spello e Foligno contro. In tal situazione, Todi fu’ la citta’ che cerco’ maggiormente di estendere il proprio dominio sulle Terre Arnolfe; nel 1316 il Castello di Poggio Azzuano si ribello’ al Rettore di Cesi e si sottomise a Todi perche’ intervenisse contro i soprusi dei figli di Andrea Cesi, con la stessa determinazione la citta’ Tudertina intervenne nei confronti di San Gemini la quale molestava la Castellania di Poggio Azzuano, intimando il 22 novembre 1324 allo stesso comune la non belligeranza onde evitare l’inizio di gravi ritorsioni.
Nel 1322 anche Cesi chiese la protezione di Todi, pur rimanendo nella giurisdizione del Rettore e pur continuando a pagare il focatico alla chiesa. Dal pagamento del focatico, che avveniva una volta l’anno, si puo’ conoscere il numero delle famiglie che componevano i diversi luoghi delle Terre Arnolfe nel 1332. A Cesi abitavano e vivevano 14 famiglie, a Portaria 122, Poggio Azzuano ne contava 41, Paganico 43, il numero totale per le Terre Arnolfe era di circa 765.
San Gemini fu’ conquistato nel 1328 grazie all’alleanza fra Sciarpa Colonna e Francesco Bernardo di Chiaravalle, capo dei ghibellini di Todi. Cesi nel 1329, invia Pietro di Ardaccio a presentare un palio a Giovanni Colonna, vicario dell’Imperatore; nel 1353, arriva in Italia il Cardinale Egidio Albornoz come inviato di Papa Innocenzo VI con il compito di riordinare lo Stato Pontificio e riaffermare l’autorita’ papale. In Umbria giunse nell’ottobre dello stesso anno, nel 1368 il Papa Urbano V, tornato per breve tempo a Roma, mostra di interessarsi subito alle questioni riguardanti le Terre Arnolfe cercando di riprendere nelle sue mani il potere che era stato delegato ai Rettori del Patrimonio.
Alla morte di Gregorio XI, quindi postumo al 1378, anno in cui fu’ riportata la sede Papale a Roma, inizio’ il grande scisma d’occidente il quale termino’ soltanto nel 1417, ed e’ in questa situazione che nel 383 che avviene l’infeudazione della Terra Arnolfa a Giovanni Orsini. Gli Orsini, una delle piu’ potenti ed illustri famiglie Italiane, sempre fedele alla chiesa. Nel 1425 Cesi e la sua Rocca viene concessa ad un certo Annibaldo degli Annibaldi, in questi anni e’ in fase di realizzazione la chiesa di Sant’Antonio Abate che,secondo il Contelori, fu’ costruita con i soldi della comunita’ e non con quelli della famiglia Cesi come invece afferma il Bruni, ed infatti e’ del 1391 la bolla Papale che concede ai frati Francescani di edificare in Cesi un Monastero con la chiesa,il campanile ed il cimitero. E’ da collocarsi nel 1423 l’eccidio di cui parla Bruni (?), egli afferma, che il giorno di Sant’Antonio, mentre tutte le famiglie di Cesi assistevano alla messa, Antonio, il capo della Cesi e tutti i suoi congiunti, vennero uccisi da alcuni sicari, si salvo’ solo il piccolo Pietro, ancora in fasce, solo perche’ la nutrice lo nascose in un cesto che poi ricopri’ di olive.
Il 27 settembre 1433, Cesi fa’ formale atto di sottomissione a Todi, evidentemente gli stessi abitanti si erano resi conto di non avere piu’ la forza necessaria per rispondere agli attacchi dei nemici, in particolare della vicina Terni, che gia’ due anni prima aveva occupato la sua Rocca la quale venne poi restituita, dietro ingiunzione dei legati pontifici; nel 1439, Todi, elegge un certo Ser Nicolaus “In Vicarium Castri Cesarum pro quator annis preximi futuri”; Cesi e’ sicuramente l’unico luogo delle Terre Arnolfe a godere di poteri autonomi cosi’ ampi ed e’ l’unico ad avere Statuti propri.

 

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