Dall’infeudazione alla chiesa.
Nel corso del XII sec. sorsero nel territorio di Cesi, numerosi Castelli, quasi tutti edificati dai relativi figli di (Arnolfo) dei quali presero il nome: ad esempio, Rapicciano, pare che prese il nome da Ravizzone; Poggio Azzuano da Azzano, nomi ricavati dalla genealogia della famiglia Arnolfo.
Nel 1200, avvenne un fatto importante che cambio’ la storia delle Terre Arnolfe e di Cesi, infatti, Innocenzo III costrinse il Duca Corrado di Spoleto a restituire alla chiesa le Terre Arnolfe, la Rocca di Cesi, altroche’ il Ducato di Spoleto e le Rocche di Gualdo e di Assisi, tutti luoghi che ha Corrado erano stati concessi dall’Imperatore Federico il Barbarossa, il quale aveva fatto sue nelle sue numerose discese in Italia. In questi anni si assiste anche ai tentativi espansionistici della citta’ di Todi, la quale avendo a nord una citta’ piu’ forte quale Perugia, mira l’espansionismo territoriale verso sud alla spesa delle Terre Arnolfe; in un documento del 1232, si apprende, quale testimonianza che gli abitanti della tenuta degli Arricciali posta tra “Quatrellas e Porcaria” tentano, inutilmente di impedire a Todi la conquista del loro territorio, la stessa tenuta faceva parte del territorio delle Terre Arnolfe e che esse erano sotto la giurisdizione della chiesa di Roma. Tale evento ci induce a pensare che ormai Cesi a tutti gli effetti era la capitale di dette Terre ed infatti qui risiede la massima autorita’ nominata direttamente dalla Curia di Roma.
Quale sia l’esatta consistenza del territorio delle Terre Arnolfe viene in contraddizione tra lo storico Milj che tratto’ i confini in termini di periodo tra i secoli XI e XII ed il Contelori che considera le Terre Arnolfe in un periodo che va’ dal XV al XVI secolo.
Quindi per il Milj i territori appartenenti alle Terre cita, “””Dalla Contea denominata Terraarnolfa, che si stendeva in lunghezza 15 miglia e altrettante larghezza si contavano in essa nei secoli undicesimo e dodicesimo, Sangemino, Cesi, Portaria, Acquasparta, Massa e lo Castello di Macerino, Castiglione, Purzano, Acquapalombo, Appecano, Balduini, Fogliano, Rapicciano, Collecampo, Cisterna, Scoppio, Fiorenzuola, Massenano, Arezzo, Palazzo, Rivosecco, Poggio, Villa San Faustino, Casigliano, Montignano, Mezz’anelli, Castel del Monte, Configni, Quadrelli, Cicigliano, Montecastrilli; ed altre parecchie castelletti e villanelle di minor canto, sparse di qua’ e di la’, alcune delle quali non piu’ sussistono. Tutte documentate sopra il “Trattato apologetico sopra il sangue Italico” di Farusio Campano e da Durante Dario pubblicati in Foligno nel 1638.
Per il Contelori, che evidentemente prende a presupposto un periodo diverso, la Castellanza di : Acquasparta, Sangemini e Montecastrilli non venivano menzionate nell’elenco, infatti, da tempo avevano vita a parte delle Terre Arnolfe.
Primo rettore delle Terre, dopo l’intervento di Innocenzo III, fu’ certo Malvanus Robertus, testimoniato da un documento del 1232 nel quale si cita testualmente che egli “Teneva tutte le Terre Arnolfe e che suoi balii raccoglievano i frutti delle Terre degli Assccioli per poi portarli a Cesi”.
Nel 1240 l’Imperatore Federico II, in lotta contro il Papato, occupo’ e sottomise molte terre dell’Umbria fra cui le Terre Arnolfe; ed infatti con la sua vittoria a Spello nel 1246, fece si che tal parte della donazione ecclesiastica passasse all’Imperatore. Ma la sua partenza favori’ nello stesso tempo l’opera del Cardinal Ranieri Capocci che riusci’ a riconquistare alla chiesa quasi tutti i territori Umbri, nel 1263, il nuovo Papa Urbano IV invio’ a Spoleto il suo cappellano Raniero da Viterbo per imporre alla citta’ la restituzione delle Terre Arnolfe. Spoleto dal canto suo, non solo respinse l’invito, ma, assedio’ Portaria dove lo stesso legato dimorava provvisoriamente, costringendolo alla fuga. Il Pontefice, invito’ allora Spoleto a presentare i documenti riguardanti i diritti della citta’ sulle Terre, ma gli stessi Spoletini non furono in grado di fornire detti documenti, il Papa emano’ una sentenza con la quale le Terre Arnolfe venivano assegnate al governo della chiesa e dichiarate “Demanium propium”. Da questo preciso momento tutti i poteri passavano nelle mani del Castellano della Rocca di Cesi ,sotto la giurisdizione sono tutte le altre Terre Arnolfe.

[ Copyright ©2004 by G.S.T.A ]
[(powered by J.)].