Cesi, il territorio, primi insediamenti.
Cesi nel suo insieme territoriale appartiene alle propaggini meridionali dei Monti Martani,la catena dei Monti Martani si staglia come un’isola tra la conca Terzana,la valle Spoletina e la valle del Tevere, cio’ che costituiva tra il Pliocene ed inizi del Pleistocene il lago Tiberino.
La geologia dei terreni e’ costituita in larga parte da terreni sedimentari di origine marina in larga parte di Calcari Nembri, per la parte che costituisce la fascia pedimontana e pianeggiante essi rappresentano depositi sedimentari prodotti dall’erosione dei fianchi delle montagne:La natura calcarea e le vicende tettoniche si manifestano nella presenza di numerose doline, grotte, tra cui hanno dato origine a numerose leggende. I Monti Martani con la loro posizione nel percorso di crinale Appenninico, che riveste uno dei principali siti usati nei primi spostamenti umani lungo la penisola, proprio queste caratteristiche hanno favorito sin dalla preistoria la presenza umana,come si evince dai pochi ma significativi rinvenimenti nella fascia pedimontana, risalenti all’eta’ del bronzo ed attribuibili ad una frequentazione periodica o stagionale. Con l’eta’ del Ferro questa zona vide definitivo l’organizzazione abitativa stanziale. Significativi in questo contesto i siti di S.Erasmo, per dimensione e sviluppo assumono caratteristiche di tipo protourbano. L’abitato di S.Erasmo si sviluppa sulla sommita’ pianeggiante di uno sperone roccioso che si prolunga nella Rocchetta di Cesi,dell’impianto originale rimangono pochissime tracce in alcuni tagli nella roccia sul lato sudorientale. Il sito attualmente visibile e’ databile all’incirca al V sec. a.c. circondato da una potente cinta muraria in opera poligonale con blocchi calcarei, delimitando un’area di circa 7000 mq. All’interno della cinta, i resti visibili non sono numerosi, l’elemento piu’ notevole e’ un grande basamento rettangolare,altri resti sono un pozzo circolare presso la chiesa romanica e resti di strutture di eta’ romana tra cui una cisterna. La mancanza di scavi impedisce di conoscere l’organizzazione dello spazio interno abitato,la tecnica edilizia piuttosto arcaica ci fa’ ipotizzare una datazione al VI-V sec. a.c. Il centro e’ identificabile con Clusiulum, ricordato da Plinio il Vecchio tra le citta’ scomparse degli Umbri,ebbe grande importanza nel sistema difensivo Umbro al momento della penetrazione romana nell’Italia centrale,cui tappe principali possono essere considerate la conquista di Nequinium con conseguente fondazione della colonia di Narnia nel 299 a.c. Poco distante dal sito di S.Erasmo, in sommita’ del Monte, si erge Monte Torre Maggiore,conosciuta anche come Monte Peracle o Ara Maior,vi sono i resti di un grande santuario,la cui esplorazione e’ ancora tutt’ora in corso da parte della Sovrintendenza Archeologica per l’Umbria: Il luogo di culto,come dimostrano i materiali votivi rinvenuti, si sviluppo’ intorno al VI sec.a.c. le testimonianze piu’ significative del luogo come culto primitivo sono rappresentate dai materiali che componevano la stirpe votiva, bronzetti schematici a figura umana per lo piu’ maschile anche se non mancano figure femminili.Il carattere guerriero di questo tipo di societa’ e’ esplicabile dagli stessi bronzetti e d’altra parte cio’ appare logico perche’ in genere l’attivita’ pastorale si accompagnava a quella guerresca. Lo stesso santuario mantiene queste caratteristiche fino a che sopravvisse il tipo di societa’ che lo aveva espresso,quando essa entro’ in crisi per l’avvento di Roma nei territori,perdono di significato, percio’ gradualmente il sito viene abbandonato, per privilegiare i centri piu’ vicini all’asse viario rappresentato dalla via Flaminia. A questa fase possono attribuirsi i due terrazzamenti in opera poligonale di IV maniera nella localita’ Pittura e S.Onofrio, attribuibili ad impianti agricoli di eta’ medio-repubblicana.L’Ara di Torre Maggiore fu’ usata sino al II-III sec. d.c. Torre Maggiore rappresento’ sicuramente sin dalla sua fondazione un punto di riferimento per le popolazioni della zona,per le comunita’ pastorali preromane, poi di quelle di Carsulae,da cui una strada detta del Carro sale a Monte Torre Maggiore e forse anche a Spoleto.La fase di abbandono corrisponde a quella dell’arrivo del Cristianesimo,quale lo stesso impianto non ha piu’ ragione di esistere.
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